martedì 23 novembre 2010

ReviewYou, CD Reviews of "Bel Canto"

Hello dear friends, your support helped get this awesome review of my album. Thanks so much. Read and enjoy.


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lunedì 15 novembre 2010

A student's experience


Dopo il mio ultimo master class a Glasgow ho chiesto ad un mio studente di scrivere una recensione a proposito della sua esperienza presso la Scottish Academy, in modo di rendere disponibile a tutti gli altri studenti italiani e non la sua esperienza:

After my last master class in Glasgow I asked my student to write a review about his experience at the Scottish Academy, in order to make available to all other Italian students and not, his experience:


Agostino Marzoli
Studente di Tuba presso il Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro




Giugno. Alessandro Fossi mi dice che è stato invitato a fare una master class all’Accademia Musicale di Glasgow per la fine di ottobre e che ha la possibilità di portare un allievo del suo conservatorio. Mi chiede se ho voglia di accompagnarlo. Non me lo faccio dire due volte e accetto l’invito! Subito il mio pensiero va al viaggio: come al solito quando un tubista deve viaggiare in aereo si presenta il problema di come trasportare il proprio strumento. Per fortuna che dall’accademia mi fanno sapere che non c’è problema perché potrò usufruire dei loro strumenti... Ottimo!
L’impatto con l’accademia è subito buono: l’edificio è molto bello e moderno; ci si accorge subito dell’ottima organizzazione e veniamo accolti con grande cordialità dal Capo del Dipartimento Ottoni dell’Accademia, Prof. Bryan Allen. Alessandro va subito nella classe di tuba per cominciare le lezioni individuali, mentre io vengo accompagnato da B.Allen nella sala concerto dell’Accademia dove - così riesco a stento a capire - si stanno esibendo dei ragazzi. Quando entro c’è un ragazzo che sta suonando un pezzo a solo con la tuba e tra il pubblico ci sono gli studenti dei vari corsi. Dopo il tubista, si esibiscono due ragazze (rispettivamente oboe e flauto) e per finire un ragazzo col trombone. Ogni volta che uno studente entra sul palco per l’esecuzione (rigorosamente in abito da concerto) si rivolge innanzi tutto al pubblico, dando una breve descrizione del brano che andrà ad eseguire e augurando a tutti un buon ascolto. Finita l’esibizione e gli applausi, prendono la parola due insegnanti seduti tra il pubblico che commentano e danno un giudizio e “costringono” gli altri studenti a commentare e a relazionarsi con chi si è esibito. Più tardi mi dicono che ogni studente deve esibirsi per ben sei volte durante l’anno accademico e che ogni volta riceve un punteggio che farà media nella valutazione finale di fine anno.
Finita questa specie di saggio-recital, rimango nella concert hall, dove nel giro di qualche minuto viene allestito il palco per l’imminente lezione. Si tratta di un ensemble di ottoni e percussioni che deve provare Fanfare for The Common Man di A.Copland per il concerto del giorno dopo. Alla tuba c’è Lauren, una ragazza molto simpatica alla quale (con non poche difficoltà dovute al mio inglese) chiedo un po’ di cose sulla classe di tuba e sull’Accademia. Con mio stupore ed immenso piacere mi dice che nel corso di tuba ci sono quattro ragazze e due ragazzi!  Penso subito che mi piacerebbe che fosse così anche in Italia!
Il pomeriggio prosegue con le lezioni individuali, poi mi affaccio in una sala in cui stavolta a suonare c’è un ensemble di tube ed euphonium. A dirigere il gruppo è Tony Swainson, uno degli insegnanti di tuba, che ha arrangiato per questa formazione un quartetto di tube molto interessante di Gunther Schuller.
Nel frattempo mi vengono dati a disposizione due strumenti: una tuba in fa Kalison e una Kurath (Willson) in do molto grande... niente male. L’accademia oltre a queste tube ha anche una vecchia tuba in sib stile kaiser della Rudolf Meinl. Credo che questi strumenti vengano poco utilizzati, dato che (almeno tra gli studenti) sembra che non ci sia altra tuba all’infuori della mib con il tipico settaggio British dei pistoni 4+1 con compensazione. Mi spiegano che ciò è dovuto alla loro grande tradizione delle brass band, in cui si richiede quel suono e quella forma di tuba.

Il secondo giorno mi gusto le prove dei Quadri di un’esposizione nell’arrangiamento di Philip Jones per ensemble di ottoni e percussioni. Che musica! E che insieme! Il direttore dà ai ragazzi le ultime indicazioni per il concerto della sera. Più tardi ho la possibilità di assistere ad altri saggi di valutazione; questa volta si esibiscono trombe, corni e tromboni. Devo dire che tutti suonano con grande professionalità e sembra che si trovino a loro agio a suonare di fronte ad un pubblico.
Si fa sera ed arriva il grande momento: nel suggestivo scenario del sontuoso edificio del Kelvingrove Art Gallery and Museum si stanno per esibire i ragazzi che ho visto e ascoltato provare in questi due giorni. L’acustica è da grande cattedrale, lo sfondo quello di un magnifico organo e l’aria che si respira è quella delle grandi serate. Si comincia con Fanfare for the Common Man; poi si passa alla Canzon à 8 di Giovanni Gabrieli e poi ad un bellissimo arrangiamento della tipica Greensleeves. Anche l’organista ha il suo momento di gloria con la celeberrima Toccata e fuga in Re minore di J.S.Bach. Poi è il momento di Alessandro Fossi, che delizia il pubblico con l’Antifonia “Omnes Gentes” (originariamente scritta da G.A. Fioroni per voce e organo) e presentata in questa occasione nella nuova veste per tuba e organo. Finisce il primo tempo; il pubblico è numeroso e molto educato. Per i ragazzi il bello deve ancora venire: infatti finalmente è ora di suonare i Quadri di un’esposizione! La musica è coinvolgente e l’esecuzione richiede particolare attenzione e una grande capacità di saper suonare in gruppo. Gli studenti se la cavano alla grande e dopo il concerto si va tutti a bere una birra in un tipico Scottish pub.

Il terzo giorno comincia con le solite lezioni individuali. Io ho la possibilità di fare lezione con il già citato insegnante di tuba Tony Swainson e successivamente con l’insegnante di trombone John Kenny. Trovo molto interessante e stimolante ascoltare i consigli di altri insegnanti.
È pomeriggio e la piccola esperienza alla Scottish Royal Academy sta volgendo al termine. Ma il bello deve ancora venire! Nella Guinness Room comincia la masterclass aperta al pubblico in cui tre delle studentesse di tuba si esibiscono con il pianista di fronte ad un pubblico interessato e ad Alessandro, il quale dispensa come suo solito importanti consigli sulla tecnica strumentale e sulla prassi esecutiva dei concerti suonati. Finita la masterclass, giusto pochi minuti per sistemarsi ed Alessandro è pronto ad esibirsi di fronte a quei ragazzi che nei giorni precedenti hanno ascoltato le sue parole. La selezione consiste in tre brani, saggiamente scelti e bilanciati: ad aprire il recital è una world premiere! Si tratta della California Suite per tuba e piano che il compositore Giancarlo Aquilanti ha scritto per Alessandro: una raffinata musica che mette in mostra le abilità tecniche ed il lirismo del solista. Il suono della tuba viaggia libero e il bravissimo pianista Scott Mitchell valorizza davvero bene il fraseggio della tuba. Poi è il momento di scaldare il pubblico con un classico dei pezzi virtuosistici: Tema e variazioni dal Carnevale di Venezia di J.B.Arban. Le variazioni volano in scioltezza una dopo l’altra... Per finire una celebre aria di quel Bel Canto italiano che dà il titolo all’album di Alessandro: è Una furtiva lagrima dall’ Elisir d’amore di Donizetti.
Il pubblico pare proprio soddisfatto e applaude con vigore. Non potrebbe essere altrimenti dopo una così grande interpretazione!
La piccola ma intensa parentesi scozzese è ormai conclusa, e quello che mi porto a casa è senza dubbio un bellissimo ricordo. Primo fra tutti è ovviamente l’aver conosciuto un nuovo posto, nuova gente, il loro modo di fare e il loro relazionarsi con la musica. Il paragone con l’Italia è inevitabile... Mi è piaciuto molto il vivere l’Accademia quotidianamente. Ognuno lì è coinvolto per buona parte della giornata dalle attività dell’Accademia e ha modo di condividere molto tempo con i propri compagni di studio.
Da un punto di vista strettamente didattico ci sono - a mio modo di vedere - due punti fondamentali che sono una grande marcia in più rispetto al sistema dei conservatori italiani. Uno è la gran quantità di lezioni di musica di insieme: in soli tre giorni ho avuto modo di apprezzare ensemble di ottoni, quartetti di tube, big band! E devo dire che quando i ragazzi hanno suonato in concerto, quest’abitudine ed educazione a far musica insieme si è notata. L’altra cosa fondamentale è l’abituare gli studenti che vogliono intraprendere la carriera da musicisti ad esibirsi di fronte a un pubblico (oltretutto molto competente, essendo composto dagli stessi studenti) frequentemente, e ricevere anche un giudizio da persone competenti. Non è in fondo molto diverso da ciò che accadrà agli studenti da qui a breve: si troveranno ad affrontare un pubblico che accorrerà per sentire cosa hanno di bello da suonare, oppure si troveranno ad una commissione che li giudicherà per un eventuale posto in orchestra.
Da quel che ho potuto constatare, questi due punti saldi della didattica dell’Accademia scozzese sono degli aspetti che i conservatori italiani credo dovrebbero prendere in considerazione per formare dei musicisti all’altezza degli standard richiesti. Non si tratta solamente della qualità dei docenti in quanto suppongo che anche alla RSAMD ci saranno insegnanti più o meno bravi; piuttosto del tempo e degli sforzi che si dedicano per dare agli studenti una formazione il più possibile completa. Poi si potrebbe notare la differenza tra le strutture: moderna, spaziosa ed efficientissima quella scozzese; spesso fatiscente e talvolta male organizzata quella italiana. Ma non mi sento di focalizzare troppo l’attenzione su questo aspetto in quanto si tratta di risorse economiche differenti: in fondo il conservatorio italiano è totalmente pubblico e consente agli studenti un anno di lezioni ad un costo irrisorio. La sicuramente maggiore risorsa economica scozzese permetterà però quest’anno agli studenti di godere degli insegnamenti e della musica di grandi musicisti di livello internazionale: Alessandro Fossi, Allen Vizzutti, i Mnozil Brass, i German Brass…
Insomma... ora so che la musica in Scozia non è fatta solo di kilt e cornamuse, ma di giovani in gamba e con un solido sistema didattico che li supporta!

See you soon!




Agostino Marzoli
Tuba student at "G.Rossini" Conservatory, Pesaro


Last October I was  invited by my teacher Alessandro Fossi to a master class at the Royal Scottish Academy of Music and Drama.
The first impact with the Academy was very good: the building is beautiful and modern, we immediately notice the excellent organization, we were welcomed by the Head of the Brass Department Bryan Allen.
Alessandro start lessons with the students of the Academy while Bryan drive me at the Concert Hall where other students are attending a performing class.
When I come in a tuba player is playing a solo piece, in the audience there are many other students.
Everytime a student go on stage (strictly in concert dress) present to the audience the program.
After the performance two teachers judge the show and ask other students to comment and relate to who has performed.
Later I knew that every student must play this kind of performance six times during the year on which they get ratings.
After this lesson I remain in the Concert Hall, where in a while the Academy brass ensemble rehearse  Fanfare of the Common Man by Aaron Copland for the next day concert. At the tuba there is Lauren, a very pleasant girl, to whom I ask some questions about the tuba class and the academy ( with some difficulties due to my english), with my  amazement she says that there are four girls and two guys in the class and I answer I wish it were the same in italy too!
The afternoon goes on with individual lessons, then I look in a room where I find a tuba euphonium ensemble, the teacher and conductor this time is Tony Swainson who arranged for this group a very interesting tuba quartet by Gunter Shuller.
In the meantime I have the possibility to play with two tubas owned by the academy: a Kalison F tuba and a huge Kurath (Willson) CC tuba...not bad.
In the tuba store room I find also a Rudolf Meinl 5/4 BBflat, but I think these instruments are not played so often, at least among students, that play mostly british Eflat compensating tubas. They told me this is due to their big brass band tradition where that kind of sound is required.
The second day I enjoy so much “Pictures of an Exibition”, arranged by the late Philip Jones for brass ensemble and percussion and played by the RSAMD Brass Ensemble. What music! And what ensemble. The conductor give to the students latest advices before the evening concert.
Later I have the possiblity to attend other performing class,with trumpet, trombone and horn students. I have to say that all of them play with great professionalism and seems they feel confortable to play in public.
It’s evening and it’s time for the big moment, in the suggestive scenario of the Kelvingrove Art Museum and Gallery the students I’ve seen these days are going to perfom.
The sound is that of a great cathedral, in the background there is a magnificent organ and we breathe the air of big events.
The first piece is “Fanfare for the Common Man” by Aaron Copland, second is Canzon a 8 by Giovanni Gabrieli, and then a beautiful arrangement of the traditional Greensleeves, even the organist has his moment of glory with  Toccata and Fugue in D minor by J.S.Bach.
Then it’s time of Alessandro Fossi to delights the audience with the Antifona “Omnes Gentes” (originally written by G.A.Fioroni for voice and organ). Finally on the second half of the concert there is “Pictures at an Exibition” in the program, the music is involving and the execution requires a great attention and a great ability to play in ensemble.
The students did a great job and after the concert we go all togheter to have a beer in a typical “Scottish” Pub.
The third day begins as usual with the individual lessons, and I have too the possibility to have lesson with the tuba teacher Tony Swainson and after that with the trombone teacher John Kenny.
I find it very interesting and stimulating to listen to the advices of other teachers.
Is afternoon and my “little” experience at the Royal Scottish Academy is coming to the end….but the best is yet to come!
In the Guinness room begins the master class where three students  perfom with piano in front of an interested audience and Alessandro, who deliver as usual important tips on technical skills and on the musicality of the performed repertoire.
At the end of the master class, just few minutes to set the stage and Alessandro is ready to perfom his recital in front of the students that during these days listened to his advices.
The program consist in three pieces: the first one is a world premiere! Is the “California Suite” that Giancarlo Aquilanti wrote for Alessandro, a refined music that showcases the technical ability and the lyrism of the soloist.
The second piece is the famous Theme and Variations on the Carnival of Venice by J.B.Arban, the variations flying smoothly one after the other. The last piece is a famous “Aria” in the Bel Canto Style ,which gives the name to the Alessandro’s solo album: Una Furtiva Lagrima from L’Elisir d’Amore by Gaetano Donizetti, the public seems satisfied and applauded vigorously. It could not be otherwise after such a great performance!

My short but intense scottish experience is now over, and what I bring at home with me are beautiful memories.
I’m very pleased to have had the opportunity to know a new place, new people, their habits and the way they approach the music.
The comparison with Italy is inevitable…
I liked so much to live the academy , everybody is involved daily with the activities of the Academy and has so much time to share with their classmates.
I think there are mainly to things that make a big step ahead from italian Conservatory : first is the so many ensemble lessons, in only three days I had the possibility to listen brass ensemble, tuba ensemble,even big band!
And I must say that when the students have played in concert, this habit and education to make music together was noted.
The other thing is that students who want to pursue a career as a musician are accustomed to perform in front of an audience very often.
It is not ultimately very different from what happens to students from here soon: will face a public that will hasten to hear what they have to play, or to a committee that will judge them for a possible spot in the orchestra.
From what I have seen, these two strong points of the music education at the Scottish  Academy are aspects that Italian Conservatory should consider more  to form up musicians to the international standards required.
Is not only the quality of teachers,rather the time and effort that is required to give students  as complete as possibile training.
I could notice the difference between the structures: modern, spacious and highly efficient the Scottish, often run-down and not well organized  Italians.
But I would not focus too much attention to this aspect because we are talking also of different economic resources, after all the italian Conservatory is totally public and allows students a year of lessons at a fraction of the cost.

Certainly the biggest economic resource, however this year will allow Scottish students to enjoy teachings and music of great musicians of international level like: Alessandro Fossi, Allen Vizzutti,  Mnozil Brass, German Brass…

Well ... now I know that music in Scotland is not just about kilts and bagpipes, but young talented students and with a solid educational system that will support theme!

See you soon




















martedì 2 novembre 2010

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giovedì 7 ottobre 2010

The birth of the new Melton/Meinl Weston 5450RA CC tuba "Tuono"


The story of the Tuono started a couple of years ago when I was trying the brand new GR-51 of a student of mine;
I was so impressed by the sound of this tuba that I asked Gerhard Meinl if there was the possibility to create a CC version of that tuba; he answered that there was already the idea to develop a new Melton rotary CC Tuba...and so we began.
After several attempts the first prototype was what you see in the picture below:


La storia della Tuono cominciò un paio di anni fa, quando stavo provando la GR-51 che un mio allievo aveva appena comprato;
mi piaceva così tanto il suono di quello strumento che chiesi a Gerhard Meinl se ci fosse la possibilità di creare una versione in Do di quella tuba; mi rispose che c'era già l'idea di sviluppare una nuova Melton in Do a cilindri...e così cominciammo.
Dopo diversi tentativi il primo prototipo fu quello che vedete nella foto qui sotto





From this point we tried to focus more on the response of the instrument in all registers.
I changed three different leadpipes, and at the end I chose the one more conical: smaller at the beginning very large at the end.
We changed also the design of the 5th valve slide (I wanted the more open design as possible) and fitted a bigger valve section.

A questo punto abbiamo cominciato a focalizzarci molto sulla facilità di emissione in tutti i registri.
Ho cambiato tre cannelli diversi, ed alla fine ho scelto quello più conico: più piccolo all'inizio e molto largo alla fine.
Ho fatto cambiare il disegno della pompa del 5° cilindro (la volevo più aperta possibile).
E' stato montato inoltre un set di cilindri più grande.





The "Tuono" began to take shape.
After the first test we were already in the right way.

La "Tuono" cominciava a prendere forma.
Dopo il primo test avevamo già imboccato la strada giusta.



Me with the men who have made this project materially possible
Ferdinand and Andreas

Io con le persone che hanno reso questo progetto materialmente possibile
Ferdinand e Andreas




The first public appearance was at the I.T.E.C. in Tucson on May 2010

La prima apparizione pubblica è stata all' I.T.E.C. di Tucson a Maggio 2010




Then we met at the Melton factory in Geretsried (Germany) from 4th to 6th October 2010 for the very last test.

Ci siamo infine incontrati alla fabbrica della Melton a Geretsried (Germania) dal 4 al 6 Ottobre 2010 per l'ultimo test



After playing with the Tuono for one day, I decided to try with the leadpipe detached from the bell and....wow!!! the sound has exploded.

Dopo aver suonato la Tuono per un giorno, ho deciso di provare a far staccare il cannello dalla campana e....wow!!!  il suono è esploso.


In the next photos you can see some details:

Nelle prossime foto potrete vedere alcuni dettagli:

detached leadpipe
cannello staccato dalla campana


open design of the 5th valve slide
disegno aperto della pompa del 5° cilindro



easily accessible 4th valve slide
pompa del 4° cilindro facilmente accessibile
                       
                                                        The "Tuono"





And finally, you can listen how it sounds watching this video:

E finalmente, potrete anche ascoltarla guardando questo video:






5450RA "Tuono" 
CC-Tuba, 5/4 size, 5 rotary valves, bore: 21.5mm/.846" (5th and
1st valve: 20.5mm/.807"), bell diameter: 48cm/19", height: 98cm/38.6",
clear lacquer finish/ silver plated


the recommended retail price of the Tuono:


5450RA-L "Tuono": EUR 12519

5450RA-S "Tuono": EUR 13809


just to compare:


5450-L "Thor": EUR 13869

5450-S "Thor": EUR 15019



This includes a shoulder gig bag

mercoledì 22 settembre 2010

TO MUTE OR NOT TO MUTE?






During my musical life as tuba player I didn’t use so often mutes while playing, specially during practice.
For a long time I had only one mute that I used for all my tubas, with the result that I was not confortable to play in this situations for many reasons:
when a mute is not designed for a specific bell  we can have many trouble like a sound that is not even, stiff high register or low register, intonation problems.
Then, I was looking for a practice mute to play when my baby daughter was sleeping, and I had the luck to meet Johann Schlipfinger, which let me test many of his mutes.
The first time, I bought from him a practice mute for my F tuba and I start to experiment this new feeling.


F Tuba Practice Mute Size N.4
Play with a practice mute is not the same as play without, but I didn’t find any problem, instead I found it helpfull to play each note with a better center.
As second step I ordered two “tour mute”, one for my F and another one for my contrabasses (Melton “Baer” CC and “Fafner” BBflat).

                                                                                                      
F Tuba "Tour Mute"
CC Tuba "Tour Mute"

I think that the bigger “tour mute” as to be something like a prototype,
but the result is excellent.
I feel much better to play with those mutes ( tour mute), I’m able to play everything without problems: very soft, very loud, legato, articulated, high register as well as low register.
The sound of these tour mutes, used as practice mutes, is a bit louder then the specific practice mute, but I can deal any different musical challenge and I can use it during all my hours of study.
The sound, used as straight mute, is beautiful, not so much metallic, but even in all  registers, with a perfect intonation and free blowing; playing with mute has never been easier.
As accessories there are three clamps with different rubbers that allow  
to choose different sounds, and two deadening rings that can be applied to use it as practice mute, I cut other two deadening rings of a different material to have a softer sound.

original deadening rings
deadening rings made by me


The last merit of those mutes is that can be disassembled in two parts, and put it in the bell of the tuba, a very confortable solution for freelance, soloist and chamber music players.




Practice with the mute, in addition to not disturb the neighbors, give us a different approach with the instrument, and a different approach means different stimuli, in this way we can add an enrichment to our playing: sound, focus, intonation, legato and articulation can improve.
Don’t do that could mean give up to these new improvements.
I suggest to take care to the choice of the mutes in the same way as you choose your tuba or your mouthpiece, and not only as something that we must have, this is part of our professional background too.



CON O SENZA SORDINA?

Nel corso della mia vita musicale come tubista non ho usato molto spesso la sordina, specialmente durante lo studio.
Per molto tempo ho avuto solamente una sordina per tutte le mie tube, con il risultato che quando la dovevo utilizzare non mi trovavo a mio agio per diverse ragioni:
quando una sordina non è disegnata per una campana specifica, possiamo avere diversi problemi come un suono non omogeneo, registro acuto o grave difficile da suonare, problemi d’intonazione.
Poi, ho cominciato a cercare una sordina da studio per poter suonare quando mia figlia dormiva ed ho avuto la fortuna di incontrare Johann Schlipfinger, che mi ha fatto provare molti dei suoi prodotti.
Per prima cosa, ho subito ordinato una delle sue practice mute per la mia tuba in Fa ed ho cominciato a sperimentare questa nuova esperienza.
Suonare con una sordina da studio non è lo stesso che suonare senza, ma non ho trovato problemi, anzi mi è stata d’aiuto per centrare meglio ogni nota.
Questo mi ha convinto ad ordinare anche due “tour mute” una per la Fa ed una per le mie tube contrabbasse ( Melton “Baer” in do e “Fafner” in Sib).
Penso che la “tour mute” per tuba in do sia una specie di prototipo che ha costruito su  mia richiesta, ma il risultato è eccellente.
Mi trovo meglio a suonare con queste sordine rispetto alla practice mute e posso suonare ogni cosa senza problemi: pianissimo, fortissimo, legato, articolato, registro acuto e registro grave.
Il suono di queste tour mute, usate come sordine da studio, si sente un po’ di più rispetto alla practice, ma ci si può suonare veramente tutto, dalle cose più facili alle più difficili, questo mi permette di usarle anche durante un’intera sessione di studio.
Il suono, quando sono usate come straight, è molto bello, non molto metallico ma uguale in tutti i registri, con un’intonazione perfetta e con un’emissione molto spontanea.
Suonare con una sordina non è mai stato così facile.
Come accessori di queste sordine ci sono: tre mollette con delle gomme di spessore differente che permettono di scegliere suoni diversi, e due anelli in materiale fonoassorbente da applicare alla sordina per usarla come sordina da studio, anche qui i diversi anelli servono per scegliere quanto attutire il suono della nostra tuba.
L’ultimo pregio di queste sordine è che si possono smontare in due pezzi che vanno l’uno dentro l’altro, e si possono quindi inserire all’interno della campana della tuba, questa può essere un’ottima soluzione per liberi professionisti, solisti o per gruppi da camera.
Studiare con la sordina, oltre che non disturbare i vicini, ci da un diverso approccio con lo strumento, ed un diverso approccio significa anche diversi stimoli, in questo modo si può arricchire il nostro modo di suonare: suono, centratura, intonazione, legato ed articolazione possono migliorare, non farlo potrebbe voler dire non usufruire di questi miglioramenti.
Suggerisco di scegliere le sordine come scegliereste il vostro strumento o il vostro bocchino e non solamente come una cosa che siamo costretti ad avere, anche questo fa parte del nostro bagaglio professionale.

venerdì 17 settembre 2010

"Bydlo" from "Pictures at an Exibition" - V.Gergiev, Filarmonica della S...




Superate le 20000 visualizzazioni per il video del "Bydlo"
Grazie a tutti

More then 20000 views for the video "Bydlo"
Thanks to all of you

venerdì 10 settembre 2010

Nuovi prodotti - New products

Today all companies are always looking for new products, new cars, new smart phones, new banks, always looking for innovation, something more attractive to the customers, something that can help maybe this customers in their job or thier hobbies or whatever.
With the internet today the people can influence the companies to develop the products that customers want.
We can see in the tuba world a wide variety of models, every new model is better then the previous.

So I ask you:

If you have the possibility to influence a tuba manufacturers, what would you ask as the next new model? What  think you need?

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Oggi tutte le aziende cercano continuamente nuovi prodotti, nuove auto, nuovi smart phones, nuove banche, sempre alla ricerca di innovazione, qualcosa di più attraente per i clienti, qualcosa che possa aiutare i clienti nel loro lavoro, nel loro hobby o quant'altro.
Con internet oggi la gente può influenzare le aziende a sviluppare prodotti che loro stessi vogliono.
Anche nel mondo della tuba è così, c'è una grande varietà di modelli, ed ogni nuovo modello è migliore del precedente.

Così vi chiedo:

Se aveste la possibilità di influenzare i produttori di tuba, cosa chiedereste come nuovo modello?
Di cosa pensate di avere bisogno?

mercoledì 8 settembre 2010

Simone Mantia: From our roots our future begins




The italian version of this post wants to be a sort of national anthem,
because the musical situation in Italy (but as I can see in newspapers also in other cuntry) is very sad, the problems could be many, last but not least the economic crisis, but despite this there are still dreamers, braves that decide to start a musical career without worrying about what will be, because when one beleives in a dream is certain the sooner or later will come true.
Then it’s to you that I dedicate this post, suggesting to visit this website:


I found it reading an article in the International Tuba Euphonium Association Journal (ITEA Journal) on the Simone Mantia Collection.
Was born in Palermo (Sicily) and immigrated with his family in USA in 1890.
He became later a legend of the Euphonium, but also with Trombone, playing with the most important bands and orchestras in New York.
You can read this article by Gretchen Renshaw about Simone Mantia in Vol 37 Number 3 Spring 2010 of the ITEA Journal.

Here is the part where the national anthem begins, so I can translate it in a way that can work for everybody:

In almost every nation, there have been and there are musicians with international reputation, musicians that have become legendary in country like USA, a country able to draw on the contribution that these figures give, doing extensive research , collections, contests dedicated to their name, retrieving historical records.
So my reccomendation is:
Don’t forget our musical roots and our culture.

I end the article with an auspice for my country (but can be extended to the whole world) to rivive a new renaissance trying to hold on.

The future belongs to those who still believe in their dreams.

martedì 7 settembre 2010

Simone Mantia: dalle nostre radici inizia il nostro futuro


La vita musicale in Italia non sta vivendo i suoi momenti migliori, oramai è evidente per tutti, ci sono sempre meno concorsi e quando  sembra che finalmente uno sia riuscito ad avere il tanto desiderato posto fisso…. scatta il blocco delle assunzioni da decreti come quello di Bondi  (che si sono ripetuti nel corso degli ultimi quindici anni), anche i Conservatori hanno i loro problemi, con una riforma che ancora nessuno ha capito se sia entrata in vigore o meno, gli studenti che chiedono: ma come funziona il nuovo ordinamento? Risposta: bohhh!!!
Ed anche qui il problema del precariato ad oltranza.
Nonostante questo però, ci sono ancora dei sognatori, dei coraggiosi che decidono di intraprendere la carriera del musicista, senza preoccuparsi di quello che sarà, perché quando uno crede in un sogno ha la certezza che prima o poi  si avvererà.
E’ a voi allora che dedico questo post, consigliandovi di visitare questo sito:

L'ho scoperto leggendo un articolo dall’Iternational Tuba Euphonium Association Journal (I.T.E.A.) sulla collezione di Simone Mantia.
Palermitano, è immigrato degli Stati Uniti  nel 1890, diventando poi una leggenda con l’Euphonium, ma anche con il trombone, ricoprendo i ruoli più importanti nelle bande ed orchestre di New York.
Per chi di voi è  già membro dell’I.T.E.A., è possibile leggere l’articolo a cura di Gretchen Renshaw su Simone Mantia nel Vol 37 Number 3 Spring 2010 dell’ ITEA Journal, a quelli  invece che non fossero membri…consiglio vivamente di iscriversi, facciamo aumentare la comunità italiana all’interno di quest’associazione.
Ricordiamoci che in Italia ci sono stati, e ci sono tuttora,  musicisti capaci di far valere il proprio nome in giro per il mondo; spesso questi personaggi sono diventati leggendari in paesi come l’america, e gli americani fanno tesoro dell’apporto che queste figure hanno dato e danno al loro paese, facendo approfondimenti, collezioni, concorsi intitolati a loro nome, recuperando le registrazioni storiche.
Non dimentichiamo le nostre radici musicali e culturali, cerchiamo di coltivarle, anche se sono altri ad aprirci gli occhi su esse, teniamo duro andando avanti per la nostra strada e magari un giorno anche l’Italia potrà rivivere un nuovo rinascimento.

Il futuro è di chi ancora crede nei propri sogni.

venerdì 3 settembre 2010

Esami d’ammissione in Conservatorio: Entrance examinations at the Conservatory:

Esami d’ammissione in Conservatorio:

Gli esami d’ammissione sono uno strumento indispensabile per cercare di individuare gli studenti con più talento, ma quali sono i requisiti fondamentali che uno studente dovrebbe possedere per diventare un ottimo musicista?
Le risposte a questa domanda potrebbero essere molte, per quanto mi riguarda sto sempre di più rivalutando l’importanza della prova di “orecchio musicale”.
Avere un buon orecchio, quindi essere in grado di riprodurre cantando una linea melodica o anche semplicemente un suono, è un passaggio chiave per riuscire in seguito a lavorare in maniera approfondita sulla produzione del suono con il bocchino.
Gli studenti che non riescono a cantare con un’intonazione impeccabile, difficilmente riusciranno a mantenere dei suoni stabili e solidi con il bocchino, rendendo così molto più faticosa e laboriosa la soluzione dei problemi con lo strumento.
Emettere una vibrazione con il bocchino o cantare una nota richiedono lo stesso processo mentale, vale a dire pensare l’altezza del suono che vogliamo riprodurre; quando sbagliamo (“scrocchiamo”) una nota, uno dei fattori che possono aver contribuito a quest’esito è proprio il fatto di non avere in testa l’altezza della nota in questione, questo capita molto spesso nei principianti che non hanno ancora molta dimestichezza con lo strumento, ma anche i professionisti non sono esenti, specialmente in quelle composizioni orchestrali dove ci sono molte battute d’aspetto e poi si deve attaccare una nota acuta.
Che fare allora?
Per quello che riguarda gli studenti, se durante la prova d’esame dimostrano un buon orecchio, basterà in seguito stimolarli a cantare molto i brani che dovranno eseguire con lo strumento, alternando canto, vibrazione con il bocchino, esecuzione allo strumento;
A quelli che hanno seri problemi, chiedo di cantare all’inizio una nota singola del registro centrale, se non riescono a centrare perfettamente l’intonazione, gli suggerisco di immaginare di avere un sintonizzatore radio in mano, e di cambiare l’intonazione della propria voce seguendo il movimento della mano finché non si sintonizzano sulla frequenza giusta.
Questo processo può richiedere anche molti mesi di studio, una vera e propria fisioterapia applicata al nostro sistema uditivo, ma una volta risolto il problema ci si può finalmente dedicare allo stadio successivo:
Produzione di una vibrazione sana ed uguale in tutti i registri.

Buoni esami a tutti.






Entrance examinations at the Conservatory:


The entrance examinations are an essential tool to try to identify students with more talent, but what are the basic requirements that a student should possess to become a excellent musician?
The answers to this question could be many, from my side I am increasingly re-evaluating the importance of the "musical ear" test.
have a “good ear”, then be able to sing a melodic line or even just a sound, is a key step to be able later to work in depth on the production of the sound (vibration) with the mouthpiece.
Students who can not sing with impeccable intonation, difficultly will be able to mantain a steady and strong sound with the mouthpiece, making
much more difficult the solution of the problems with the instrument.
Producing a vibration with the lips or sing a note requires the same mental process, that is think the pitch we want to play; when we miss a note one of the factors that may have contributed to this outcome is the fact of not having in mind the pitch of the note in question.
This happens very often in beginners who have not much familiarity with the instrument, , but also professionals are not exempt especially in those orchestral compositions with many bar's rests and then must play a high note.
What to do then?
For what concern students, if during the examinations they show a “good ear” we should encourage them to sing alot the music that will must play alternating singing, buzzing and performing on the instrument.
To those who have serious problems, I ask to sing at first only one note on the mid range, if they fail to hit the perfect pitch, I suggest to imagine having a radio tuner in hand, and change the pitch of the voice following the movement of the hand until  tune the right frequency.
This process can take many months of practice, a real physical therapy applied to our auditory system, but once solved the problem we can finally  go through the next step:
production of a healthy and even vibration in all register.


Good examinations to everyone.